Mutui a tasso fisso ai tempi del coronavirus: mai così convenienti

Mutui a tasso fisso ai tempi del coronavirus: mai così convenienti

Vediamo, passando dalla teoria alla pratica, se anche in questa circostanza le cose sono andate in questo modo. Da inizio anno l’Eurirs a 20 anni è calato di 32 punti base (con un picco di 68 punti base in meno registrato il 13 marzo), finendo addirittura in alcune giornate in territorio negativo. La fetta più importante di questo calo è stata registrata dalla seconda metà di febbraio, da quando come visto il Coronavirus ha infettato anche i mercati finanziari. Da metà marzo in poi – da quando anche le Borse sono risalite – è tornata un po’ più di fiducia sul futuro e anche gli Eurirs sono risalti restando comunque oltre 30 punti base in meno rispetto ai valori di inizio anno. Questo, tradotto sul mercato, ha reso i mutui a tasso fisso mai così vantaggiosi. Oggi è possibile stipulare un mutuo a tasso fisso intorno allo 0,5%-0,6%, tanto per i nuovi acquisti quanto per le surroghe.

I TASSI INTERBANCARI CHE INFLUENZANO LE RATE DEI MUTUI

Il confronto tra Euribor (mutui tasso variabile) ed Eurirs (mutui tasso fisso)

I mutui a tasso fisso sono scesi a tal punto da superare in partenza in alcuni casi (sebbene per pochi punti base) addirittura i tassi dei mutui variabili, che pure orbitano intorno a percentuali simili. E questo è un paradosso finanziario dato che in partenza il tasso fisso (incorporando una sorta di assicurazione che protegge da un futuro rincaro dei tassi, polizza di cui il variabile è sprovvisto per natura) dovrebbe costare sempre un po’ di più del variabile.

L’aggancio (e in alcuni casi) il sorpasso in termini di convenienza del fisso sul variabile è avvenuto perché gli Eurirs sono scesi molto più degli Euribor che, invece, sono addirittura risaliti. Più nel dettaglio gli Euribor – che già in fasi normali hanno pochi margini di discesa dato che seguono da vicino il tasso sui depositi stabilito dalla Banca centrale (attualmente a -0,5%) – durante questa crisi sono aumentati di circa 15 punti base. Questo perché la crisi sta causando uno stress di liquidità a breve termine (e l’Euribor è uno dei tassi che ne esprime il costo assieme al Libor statunitense) sul mercato interbancario dato che la liquidità (seppur abbondante) è diventata una risorsa sempre più preziosa per mantenere in vita le aziende in tempi di “lockdown”.

La risalita degli Euribor ha comportato che ad aprile 2020, per la prima volta in 70 mesi, qualche mutuatario a tasso variabile abbia visto aumentare la quota interessi (seppur di pochi euro) all’interno della rata.
Dinanzi a uno scenario del genere le richieste di mutui a tasso variabile (che già prima del coronavirus) rappresentavano una quota residuale e non superiore al 10% del totale, sono destinate a scendere ulteriormente. Molto banalmente, se il fisso costa già in partenza meno o come il variabile, quale ragione dovrebbe spingere un aspirante mutuatario ad esporre la rata a futuri rialzi (seppur lievi) degli Euribor/rate?

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